La rete in cui l’uomo cade come un pesce.

George Orwell già prevedeva che sarebbe accaduto negli anni Ottanta, la società ha solo prolungato un po’ le cose, ma alla fine è stato quello il tragico traguardo. Tragico, si fa per dire, in realtà l’uomo si adatta ad ogni epoca e i cambiamenti che avvengono nel tempo si amalgamano con abitudini e gesti quotidiani inconsci, capaci di farci condurre, comunque e sempre, un’esistenza pressoché tranquilla.

Ma ora consideriamo un cellulare, Martin Cooper e la Motorola crearono il primo prototipo alla fine del XX Secolo, aprendo le porte ad una nuova era, ancora adesso agli albori, ma già sviluppata quasi al limite del possibile.

Oggi non potremmo vivere senza questo apparecchio, un tempo serviva per comunicare senza una rete fissa, ora racchiude una sostanziale parte della nostra vita al suo interno.

Cosa accadrebbe allora se queste casseforti venissero aperte e mostrassero i loro segreti? Ognuno di noi ha lati nascosti, ma un tempo non esisteva nulla a nostra disposizione per conservarli, se non la nostra mente.

Questo strano ma interessante gioco viene messo in scena da Paolo Genovese nel film del 2016 “Perfetti Sconosciuti”. Una trama intensa che si svolge sempre nello stesso luogo e tra le stesse persone, facendo emergere una realtà del nostro tempo a cui non facciamo mai caso.

Così dialoghi e storie si intrecciano durante una cena tra amici, svelando una matassa complicata di fili che solo in superficie erano rimasti fino a quel momento districati. Ad ingarbugliare tutto è un banale gioco, ognuno di loro deve rendere visibile e udibile a tutti gli altri le sue conversazioni telefoniche di quella sera. Ecco che queste si rivelano dei forzieri contenenti storie inconfessabili, l’altra faccia della medaglia di ogni giocatore.

L’idea del regista è originale e audace, e gli attori danno una sensazionale dimostrazione della loro bravura, portando il film alla vittoria di due David di Donatello.

Come in un’opera di Luigi Pirandello le vite dei personaggi si intersecano e finiscono per incastrarsi in maniera sbagliata, la situazione si complica fino alla rottura definita dei rapporti prima in equilibrio e ora completamente dissestati. Mentre nel passato questo accadeva solo attraverso conversazioni dirette, ora tutto si sposta su un altro livello, mediato da strumenti messi a nostra disposizione per renderci la vita più semplice, non per distruggerla. Cooper l’avrebbe immaginato che saremmo arrivati a questo punto? Forse no, ma l’uomo si è rivelato più ingenuo di un pesce: anche lui è caduto nella rete, insieme alla sua presunzione di poter dominare il mondo solo con un cellulare in tasca.

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