I pugni della vita.

Vincere nella vita non è la cosa più importante, ma dimostrare a se stessi di aver dato il massimo è di certo la spinta che ogni giorno può portare alla felicità.

Rocky è un personaggio che prende forma dalla mente di Sylvester Stallone, in un periodo che risale a quarant’anni fa. Vuole spiegare come ci si può sentire ad essere dei perdenti senza futuro nonostante si voglia dimostrare al mondo l’esatto opposto. Per farlo inizia a scrivere una sceneggiatura cinematografica, che parla di un anonimo pugile di Philadelphia, povero ma con un perenne umorismo rozzo, unico scudo contro l’esistenza. Con i pugni ci vive, sia in strada riscuotendo le tasse per un imprenditore, sia in palestra e sul ring, portando a casa vittorie di piccoli incontri di box.

Sotto un giubbotto nero di pelle sgualcita e un capello in tinta (oggi potremmo definirlo hipster), custodisce la sensibilità e l’amarezza di un giovane uomo che meriterebbe di più. Un gigante buono che prima di tornare a casa la sera e altrettanto al mattino uscendo per andare a lavoro, passa sempre al negozio di animali sulla strada: davanti alla vetrina batte al vetro sorridendo ai cuccioli in vendita e poi entra con la scusa del cibo per le sue Tarta e Ruga e intanto scherzando cerca di strappare una parola o un sorriso a Adriana, la timida e introversa commessa del negozio.

Stallone decide di regalare tutto al suo personaggio: grinta, dolcezza, caparbietà e una sconfinata voglia di rinascere dalle sue ceneri. Il film, sottovalutato e con un budjet di produzione molto basso, ottiene un successo che nessuno aveva previsto, fino a condurlo ai premi Oscar del 1978 e ad entrare nelle grazie di Ronald Reagan, in quegli anni presidente degli Stati Uniti.

Da quel momento si sviluppano trame che continuano a far vivere Rocky per sette film. Stallone pensa non solo al protagonista, ma anche al suo avversario. Per creare Apollo Creed si ispira a Muhammad Alì, alla sua già consolidata fama nel momento in cui arriva a scontrarsi con un pugile di provincia, dalla resistenza sorprendente sul ring, che non rende ad Alì la vittoria così immediata.

Non è solo il mito del “Campione mondiale dei Pesi Massimi”, ma è anche il mito di Stallone, lui stesso impersona Rocky per raccontare la sua vita attraverso un pugile sconosciuto che raggiunge la notorietà.  Intanto la saga di Rocky appassiona un pubblico immenso, oggi insieme alla trilogia di Rambo viene considerata il punto di ascesa dell’attore: di certo molti ricorderanno Stallone più per questi due personaggi che per molti altre parti interpretate.

Rocky ha una dolcezza che cattura e che rende onore essendo affiancata dalla forza e l’umanità che esalta, per tutta la vita porta su un piedistallo la sua passione senza dimenticare gli affetti e i valori che lo hanno portato al suo obiettivo. Il film è in perfetto stile anni Ottanta, quando il cinema americano esaltava forse esagerando i punti focali di una società in continuo progresso.

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